Un’esperienza concreta di Pedagogia Clinica

Riccardo, un bambino di sei anni, manifestava comportamenti aggressivi, difficoltà di concentrazione e scarso rendimento scolastico.
Dalla ricostruzione anamnestica è emerso che era figlio unico e che la vita familiare fin dall’inizio era stata scandita da forti conflitti tra i coniugi, culminati in episodi di violenza da parte del padre nei confronti della madre. Quando aveva due anni i genitori si sono separati legalmente e Riccardo ha dovuto assistere a situazioni di aspra conflittualità. A questi intimi disagi si è aggiunto quello di un affidamento congiunto, che lo ha costretto a “traslocare” da una casa ad un’altra sia durante la settimana che nei week-end, continuando ad essere spettatore di liti. Un successivo ricorso al tribunale ha definito l’affidamento del figlio alla madre, sentenza non condivisa dal padre e che ha perciò mantenuto ampi contrasti, liti e discussioni. Riccardo si è trovato così a dover gestire i due affetti, quello materno e quello paterno e ciò ha provocato in lui uno stato di forte disagio. Il fatto di trascorrere più tempo con la madre creava in lui forti sensi di colpa.
Dalla separazione dei genitori ha iniziato a manifestare comportamenti aggressivi sia verso la madre che verso altre persone, compresi i coetanei che, intimoriti lo hanno isolato.
Il bambino mostrava una forte opposizione nei confronti delle insegnanti e un rifiuto verso la scuola in generale, seguendo i momenti di studio senza alcun impegno. Durante il tempo libero amava giocare con i videogiochi, con le carte e a calcetto.
Fin dai nostri primi incontri diagnostici, Riccardo ha manifestato la sua volontà fortemente oppositiva e provocatoria, nella relazione sfuggiva il contatto corporeo e oculare, e mostrava grande difficoltà nel rispettare le regole. Dall’analisi dell’espressività motoria sono emerse una tensionalità posturale diffusa con eccessiva tonicità muscolare, difficoltà nell’equilibrio, un’accentuata frequenza respiratoria e una tonalità della voce piuttosto elevata. Riccardo prediligeva la dimensione dell’agire e del fare, manifestando una certa difficoltà nelle attività di concentrazione con la tendenza a passare da un’attività ad un’altra, erano inoltre presenti cadute mnestiche correlate alla scarsa motivazione.
L’attività segnico-grafica era caratterizzata da una marcata tensionalità nella presa e nella tenuta dello strumento tracciante, da un’eccessiva pressione, da un tracciato spigoloso lineare e duro e da “scarabocchi” che spesso coprivano ciò che aveva realizzato.
Dall’analisi dell’espressività cromatica sono emersi una delusione nella sfera emotivo-affettiva ed un elevato livello di tensionalità; scoraggiato, Riccardo manteneva un atteggiamento di attento e critico controllo. Sfiduciato e deluso, aveva voglia di rifarsi di ciò che sentiva di aver perso, di vincere il senso di delusione e di isolamento.
Il percorso d’intervento pedagogico clinico, iniziato dopo aver comunicato alla madre e a Riccardo gli obiettivi che si intendevano realizzare, è stato finalizzato alla conquista di una migliore conoscenza e coscienza di sé, della capacità d’attenzione e d’ascolto, del potenziamento della forza ergica e dello sviluppo delle abilità relazionali.
Grazie alla Ludopedagogia si è potuta strutturare una relazione migliore, anche se, pure in una situazione ludica, il livello di competizione e l’incapacità a tollerare la frustrazione si sono mantenuti, specie inizialmente, evidenti.
Le esperienze di tipo dinamico-corporeo, ritmo-respiratorio-cinetico, propriocettivo e organizzativo-motorio del metodo Edumovement® hanno favorito la liberazione della carica energetica contenuta e la disponibilità ad ascoltare il proprio corpo. Sono state inoltre sperimentate tecniche desunte dal metodo Educromo®, di esplorazione, espressivo-figurative e mimico-posturali e modalità partecipative in uguaglianza al fine di sperimentare la relazione interindividuale e simmetrica, raggiungendo a mano a mano il massimo rispetto della disponibilità allo stare con gli altri. Alle modalità partecipative in uguaglianza sono seguite quelle in alternanza e la condivisione di un unico strumento espressivo utilizzato alternativamente, a dimostrazione del coinvolgimento di Riccardo in un vero e proprio gioco di scambi relazionali. Altre esperienze sono state mutuate dalle tecniche della Musicopedagogia®: improvvisazioni musicali, percorsi ritmico-motori, di ascolto e immaginativi.
L’intervento pedagogico clinico è proseguito per tutto l’anno scolastico, e ha suscitato in Riccardo il piacere di essere coinvolto nelle esperienze, una maggiore sicurezza nella relazione e nel contatto fisico, la gratificazione nel rappresentarsi figurativamente e l’adeguamento del tono di voce al confronto dialogico.
Le rinnovate abilità e disponibilità e il maggiore equilibrio psico-fisico hanno avuto un’influenza positiva anche nei rapporti fra i membri della costellazione familiare.
L’intervento di aiuto ha permesso di conseguire risultati testimoniali della validità della diagnosi, dei metodi tenuti presenti, nonché l’adattamento delle modalità relazionali.

Monica Valeria D’Addelfio
Pedagogista Clinico®