Violenza intrafamiliare: la solitudine delle vittime

di Marisa Scavo

 

Le sempre più frequenti notizie di cronaca di evidenziano come il problema della violenza di genere ed, in particolare, del femminicidio abbia assunto dimensioni inquietanti e sia diventato un problema mondiale su cui tutti gli organismi internazionali e comunitari dell’Unione Europea, continuano a porre attenzione esortando gli Stati ad impegnarsi nella lotta contro la violenza di genere con “la dovuta diligenza per la promozione e la protezione dei diritti delle donne” in quanto “il femminicidio è un crimine di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni per incapacità di prevenire! proteggere e tutelare la vita delle donne” (rapporto di Rashida Manjoo inviata speciale delle N.U. per il contrasto alla violenza alle donne). È stato riconosciuto che il femminicidio è una delle prime dieci cause di morte nel mondo delle donne. Il 25 giugno 2012 Rashida Majoo, relatrice speciale per le N.U. ha presentato il rapporto sugli omicidi di genere. Frutto di visite sul campo, colloqui con i governi, relazioni con l’Assemblea generale delle N.U. e con le organizzazioni della società civile, questo rapporto rappresenta il quadro più completo e aggiornato sul femminicidio nel mondo.“A livello mondiale la diffusione degli omicidi basati sul genere ha assunto proporzioni allarmanti; culturalmente e socialmente radicati continuano ad essere accettati, tollerati e giustificati e l’impunità costituisce la norma. Le donne sono soggette a continue violenze. sono costantemente discriminate è come se vivessero sempre nel braccio della morte con la paura di essere giustiziate”.

E tale condizione è trasversale, travalica qualsiasi differenza di cittadinanza, culturale, religione e status. Il rapporto ricostruisce l’origine del termine femminicidio con cui si indica questo fenomeno, usato per la prima volta nel XIX secolo per indicare appunto gli omicidi di donne, la parola femminicidio ricompare negli slogan femministi negli anni settanta e poi nel 1992 la studiosa Diana Russel la utilizza nei suoi libri per parlare della “forma estrema di violenza dell’uomo contro la donna” prodotta dalla violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogini”.

Nelle dichiarazione delle N.U. sull’eliminazione della violenza contro le donne del giungo 1993 all’art. 1 la violenza contro le donne viene definita come “qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico. sessuale o psicologico. comprese le minacce di violenza. la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale sia nella vita pubblica che privata”. Nell’ottica di promuovere l’impegno politico internazionale è stata istituita dall’ONU nel 1999 la “giornata mondiale contro la violenza sulle donne coincidente con il 25 novembre. Il femminicidio è qualcosa di più dell’omicidio di una persona di sesso femminile: esso esprime una condanna a morte di una donna colpevole solo di essere uscita dal solco delle regole loro assegnate dalla società e che hanno pagato con la vita questa disobbedienza. I dati ufficiali dell’ISTAT non sono recenti e risalgono al 2007 ed evidenziano che nel 96% dei casi le donne non hanno denunciato le violenze subite, con l’ulteriore specificazione che solo il 46% di esse ha considerato la violenza come un fatto ingiusto; il 38% lo ha considerato come un semplice fatto che è accaduto, come se fosse scritto nel suo destino e infine il 18% non lo considera come reato.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità una donna su cinque ha subito violenza fisica e sessuale da parte di un uomo nel corso della sua vita. Il rischio maggiore è rappresentato proprio dai familiari (mariti, conviventi o ex, padri) seguiti dagli amici e conoscenti. Ancora oggi molto spesso molti episodi di violenza domestica non vengono denunciati soprattutto nel caso di violenza domestica che rappresentano ancora un tabù socio-culturale che fa si che molti reati rimangano impuniti. La reticenza a denunciare l’accaduto ha dato luogo ad un fenomeno sommerso rispetto al quale il c.d. numero oscuro raggiunge vertici elevati. Tuttavia può dirsi che mentre in un recente passato ciò che avveniva nelle mura domestiche godeva di una sorta di immunità di fatto, oggi si è passati ad una maggiore consapevolezza, grazie alla campagna di informazione, che ha contribuito ad una emersione di condotte da sempre presenti.

Varie forme della violenza di genere nel mondo:

Violenza domestica esercitata nell’ambito familiare e di conoscenti, attraverso minacce maltrattamenti fisici e psicologici, atteggiamenti persecutori, percosse, abusi sessuale, delitti d’onore;

La violenza domestica In Giappone è l’espressione brutale di atteggiamenti patriarcali e di stereotipi sui ruoli e le responsabilità delle donne e degli uomini all’interno della famiglia e della società;

Matrimoni coatti (Afghanistan ed altri paesi arabi); matrimoni riparatori; donne, anche minori costrette alla schiavitù sessuale. In Pakìstan e in Afganistan si vuole negare il diritto allo studio alle donne. Si ricordi l’attentato subito il 9 ottobre 2012 da Malala Yuosafzai una ragazza pakìstana di 15 anni che è stata gravemente ferita con un colpo alla testa sparato da un talebano salito sullo scuola bus su cui viaggiava; e questo perché la ragazza rivendicava il suo diritto allo studio e si batteva contro la chiusura delle scuole per ragazze in Pakistan;

In Bangladesh sono migliaia le prostitute minorenni che affollano i 17 bordelli legali del Bangladesh, costrette ad avere rapporti con almeno sei clienti al giorno e a prendere steroidi -sotto forma di pasticche note come cow pills- per essere più in carne e vendibili sul mercato. Questo farmaco è usato in veterinaria per ingrassare le mucche da macellare (Oradexon), da qui il nome di cow pills, è uno steroide che a lungo andare può causare danni fisici e dipendenza;

Tratta di persone a scopo di sfruttamento sessuale. La tratta di persone può essere definita la versione moderna della schiavitù per le dimensioni assunte dal fenomeno

per via della globalizzazione, dei grandi flussi migratori e del ruolo svolto dalla criminalità organizzata;

Femminicidio praticato in Cina, India mediante l’aborto selettivo ogni qual volta si tratta di gravidanza di feto femminile;

Mutilazioni genitali femminili, l’uso dell’acido per sfigurare;

Stupro di guerra ed etnico, in tempo di guerra viene considerato come un vero metodo di combattimento, oltre che come ricompensa per i soldati, volto a fiaccare la resistenza di una determinata etnia.

A proposito dello stupro di guerra ed etnico va ricordato che la risoluzione dell’ONU n, 1820 del 19 giugno 2008 definisce lo stupro come un’arma da guerra vera e propria che umilia e spaventa le popolazioni determinandone lo spostamento in altri territori.

Il femminicidio molto spesso è l’epilogo di episodi di violenza che subiscono un crescendo e che, probabilmente, se tempestivamente denunciati potevano essere evitati.

Ma perché spesso la donna non denuncia? La vittima e l’autore si conoscono ed hanno o hanno avuto una relazione affettiva dalla quale, in molti casi, sono nati figli. Per questo la donna ha remore a presentare la denuncia; inoltre spera sempre in un cambiamento del partner. Teme di non essere creduta; di non avere l’appoggio dei familiari; si colpevolizza perché ritiene che forse se l’è cercata; ha paura di rimanere senza casa e senza sostentamento economico. Teme il processo penale (vittimizzazione secondaria). Ecco perché quando vi sono situazioni critiche occorre subito attivare la rete di protezione con l’intervento di tutte le istituzioni preposte. Tempestivi interventi possono interrompere l’escalation di violenza e possono portare a risultati positivi per quanto concerne la tutela della vittima. Rashida Majoo nel suo rapporto per quanto concerne l’Italia scrive che in “Italia resta un problema grave, risolverlo è un obbligo internazionale”. In Italia sono stati fatti sforzi da parte del governo attraverso l’adozione di leggi e politiche incluso il piano di azione nazionale contro la violenza, ma questi risultati non si sono stati tradotti in un miglioramento della condizione di vita delle donne e delle bambine. “Il femminicidio è l’estrema conseguenza delle forme di violenza esistenti contro le donne. Queste morti non sono isolati incidenti che arrivano in maniera inaspettata e immediata ma sono l’ultimo efferato atto di violenza che pone fine ad una serie di violenze continuative nel tempo. Il pregiudizio nei confronti della donna perdura ancora oggi: come sopra accennato la donna teme il processo penale. Ancora oggi è diffuso il pregiudizio che la donna se l’è cercata.

Nel corso di un’arringa difensiva dell’avv. Angelo Palmeri che difendeva quattro stupratori di una ragazza di 18 anni, nel 1979 che affermava:“Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l’uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato con il dire “abbiamo parità di diritto, perché io alle nove di sera debbo stare a casa, mentre mio marito, il mio fidanzato, mio fratello, mio nonno, mio bisnonno vanno in giro? Vi siete messe voi in questa situazione. Ognuno raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza fosse stata a casa, se l’avessero tenuta presso il caminetto non si sarebbe verificato niente”.

Occorre continuare a impegnarsi affinché affermazioni del genere rimangano relegate per sempre al passato! Occorre che le istituzioni si impegnino seriamente, che la donna maltrattata torni ad essere una persona forte, fiduciosa in se stessa e negli uomini. Richiede tempo ma è un traguardo raggiungibile.

Non va comunque trascurata l’esigenza di prendere in carico il soggetto maltrattante perché se non si lavora anche su di lui il problema di una nuova vittima si riproporrà sempre. Al riguardo giova ricordare che il Consiglio d’Europa ha emanato raccomandazioni con cui sollecita gli Stati membri ad organizzare interventi e programmi volti ad incoraggiare gli autori della violenza a seguire un programma di trattamento, non come alternativa alla sentenza di condanna ma come misura aggiuntiva volta a prevenire futura violenza. La partecipazione a tali programmi dovrebbe essere offerta su base volontaria.

Dal TALMUD “State molto attenti a far Piangere la donna, che poi Dio conta le sue lacrime! La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai piedi perchè dovesse essere pestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale…. un po’ più in basso del braccio per essere protetta, e dal lato del cuore per essere Amata”.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 36/2017)

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