Giornata Mondiale del Sorriso

Che ne dici, se è la Giornata Mondiale del Sorriso, sorridiamo?

No, forse è per ricordarsi che esisterebbe anche il sorriso.

Buongiorno. Ma un sorriso, no? Forse ha fretta.

Ma hanno tutti fretta?

Che grigiore.

Eh… prima non era così.

Evidentemente sei anziano, dunque?

Le persone erano disponibili, spontanee; si viveva di battute di spirito, chiassose e scherzose, si cantava e si fischiettava per strada… Proprio perché anziano ho questi bei ricordi.

Ma siamo in tema o siamo fuori tema?

Il tema è la Giornata Mondiale del Sorriso.

Già, del sorriso. È la giornata in cui si chiede di sorridere o è un requiem al sorriso?

È certo che non si può chiedere di sorridere un giorno all’anno per un recupero della simpatia fra persone che non si guardano o, se ti guardano, è per un rimprovero; non ti vedono e ti urtano, passano accanto senza incontrarti davvero.

Di fronte a questo teatro in cui si recita l’anima spezzata, ci si affanna a trovare le cause della perdita del sorriso e a studiarne le conseguenze. Molte delle cause sono state enucleate, e sono tante da annodarle, per la Pedagogia Clinica, a una società morbigena, che soffre di un indebolimento cronico dei legami comunitari.

E allora che cos’è rimasto del sorriso?

Forse un gesto da fotografia, un’emoticon sul telefono, una parola gentile pronunciata per abitudine. Oppure qualcosa di molto più semplice e, proprio per questo, più difficile da ritrovare: l’incontro con l’altro.

Perché il sorriso non è soltanto una curva delle labbra. È un segnale di apertura, una disponibilità, una forma di riconoscimento. Sorridere a qualcuno significa, prima ancora di parlare, dirgli: «Ti vedo».

E forse è proprio questo che oggi sembra mancare: il tempo per vedere l’altro, per accorgersi della sua presenza, per fermarsi anche solo un istante.

Il sorriso non si può imporre. Non nasce per decreto e non può essere comandato da una giornata del calendario. Può però essere custodito, favorito, restituito alla quotidianità attraverso relazioni più umane, attraverso la capacità di ascoltare, di incontrarsi, di condividere.

Forse la Giornata Mondiale del Sorriso non serve, dunque, a ricordarci semplicemente di sorridere.

Serve a ricordarci perché abbiamo smesso di farlo.

E, soprattutto, a chiederci se possiamo tornare a sorridere insieme.

Sono troppo afflitto per sorridere.

O forse… proprio per questo, oggi, proviamoci.